Massimo Roscia debutta in teatro al Teatro Caos di Chianciano Terme

 Dopo i successi dei suoi ultimi tre libri, «La strage dei congiuntivi», «Di grammatica non si muore» e «Peste e corna», lo scrittore Massimo Roscia debutta a teatro con GRAZZIE, uno spettacolo tutto incentrato sulla lingua italiana e sull’uso talvolta bizzarro e poco convenzionale che ne facciamo. L’originale rappresentazione, a metà tra la stand-up comedy e il burlesque verbale, è prodotta da LST Teatro, diretta dal regista Manfredi Rutelli e impreziosita dalle musiche eseguite dal vivo dal compositore Massimiliano Pace. In questo spettacolo grammaticale, spassoso e al tempo stesso assai utile, Massimo Roscia, simpatico e scanzonato paladino della lingua, porta in scena un ricchissimo campionario fatto di congiuntivi maldestramente invertiti con i condizionali, mutilazioni della lettera H, accenti confusi con apostrofi, inversioni di singolari e plurali e di maschili e femminili, reggenze errate, pronomi violentati, segni di interpunzione gettati a casaccio, neologismi e forestierismi al limite della blasfemia, inutili pleonasmi e altri innumerevoli scivoloni, tutti, ahimè, tragicomicamente reali. Roscia, senza mai demonizzare l’errore o ridicolizzare chi l’ha commesso, gioca allegramente con questi inciampi, dispensando, tra una boutade e una canzone, consigli linguistici utili, pratici, divertenti e concepiti per avvicinare il più possibile la norma all’uso e per fare sì che un buon italiano, scritto e parlato, possa aiutare a risolvere i problemi della quotidianità e, in definitiva, a vivere meglio. Il debutto è previsto il prossimo venerdì 22 febbraio al Teatro Caos di Chianciano Terme, con replica la sera seguente al Teatro degli Astrusi di Montalcino. Le altre date della tournée sono in via di definizione.

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"Dov'è finito lo zio Coso" al Teatro Caos di Chianciano

 In occasione della Giornata della Memoria, LST Teatro porta in scena in prima assoluta al Teatro Caos di Chianciano Terme, sabato 25 gennaio alle 21.15, "Dov'è finito lo Zio Coso".

 Storia sulla discesa a precipizio nell’oblıo personale ed universale, e sulla ansimante risalita dal fosso della dimenticanza, vero e attualissimo pericolo del nostro tempo. 

"Dov'è finito lo zio Coso" è il divertente, irriverente e grottesco spettacolo, liberamente tratto dal romanzo "Lo zio Coso", di Alessandro Schwed, portato in scena dalla compagnia LST Teatro, con i suoi affiatati componenti, gli attori Alessandro Waldergan e Gianni Poliziani, il regista e drammaturgo Manfredi Rutelli ed il musicista Paolo Scatena, con l'assistenza tecnica all'allestimento di Simone Beco.

 Storia apocalittica della memoria indifesa, del rischio dell'oblio e del revisionismo storico, vede i due protagonisti, il viaggiatore Melik ed il veterinario Oscar Rugyo, incontrasrsi, forse casualmente, forse no, in uno scompartimento del treno che sta portando Melik in Ungheria, alla ricerca delle sue radici e di suo zio, fratello del padre recentemente scomparso. Un incontro surreale e devastante, che porterà Melik ad apprendere da Oscar che la Seconda Guerra mondiale non c'è mai stata. Con relativa negazione di tutto ciò che da quell'evento è derivato: bombardamenti, deportazioni, morti. Tutti eventi questi, frutto di un malinteso, un complotto giudaico laburista finalizzato a mettere in cattiva luce la grande Germania. Tesi, dimostrata con tanto vigore e stravagante fantasia, più che convincente, e da cui scaturirà la conseguente conclusione che tutto ciò che Melik ha vissuto e vive non è assolutamente esistito. Provocando nella sua fragile mente, una fitta, un lancinante dolore, come di qualcosa che si rompe, si incrina, si frattura, dentro la propria testa. Un dolore come di una botta, o, più probabilmente, di una caduta da un treno.

 Da quell'incontro con il veterinario Oscar, dal successivo colpo alla testa riportato nella probabile caduta, Melik ha cominciato a perdere le parole; le dimentica, non le trova, le ha sulla punta della lingua, ma non gli vengono. Si sforza, come ora si sforza di ricordare il nome dello zio che, con quel viaggio in Ungheria, stava andando a trovare. Zio Coso, lo chiama ora. Ora che seduto sulla poltrona di casa, con le fitte alla testa, si sforza di ricordare dov'è finito lo zio Coso, si sforza di ricordare la storia, per non continuare a cadere nel precipizio, per non finire nell'abisso dell'oblio. Mentre da qualche parte si sente ripetutamente bussare alla porta.

 Non uno spettacolo sull'olocausto o sulla shoah, quindi, ma sull'indispensabile esercizio della memoria. E se, come dice San Paolo "Ogni cosa si rivela con l'esposizione alla luce, e tutto ciò che viene esposto alla luce diventa luce”, allora l'unico modo per salvarci dal precipizio, dall'abisso della dimenticanza, e riaffermare la presenza nella Storia, è l'estenuante, ossessivo e doloroso riportare alla luce ciò che qualcuno vorrebbe nascondere, oscurare, seppellire. Oggetti, parole, preghiere, strade, città, date. Nomi.ia  dell’opera.

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Di Quando al Teatro della Grancia di Montisi ed al Teatro Caos

Raccontare il passato per prendere coscienza del presente. Un esercizio di memoria collettiva del “cantastorie” Gianmarco Nucciotti

Al Teatro della Grancia di Montisi, sabato 2 marzo alle 21:15, ed al Teatro Caos di Chianciano Terme, domenica 23 alle ore 17.30, Gianmarco Nucciotti ci racconta “di quando” eravamo altro: storie che fanno divertire, che rattristano, che fanno riflettere. E che ci ricordano le nostre radici

C'è una valigia culturale, quella che ci viene consegnata dalle esperienze della nostra vita. È qui, nella nostra mano. La vediamo, la sentiamo. Ne abbiamo consapevolezza. E poi c'è uno zaino appeso alle nostre spalle che sta lì, nascosto alla vista. Neanche ne avvertiamo il peso, eppure c'è. È l'altro bagaglio culturale, quello fatto di esperienze che non abbiamo vissuto. Sono le vite, il passato di altri che ci hanno preceduto. È la storia profonda dell'umanità, della nostra società. O magari, e forse soprattutto, della nostra comunità. Gli accadimenti piccoli o giganteschi che sono arrivati a noi attraverso racconti di racconti. Storie lontane e ripetute, a volte persino abusate, che ci parlano di come – e di quando – il flusso del tempo ci ha investiti. Di come e di quando è arrivata ciò che chiamiamo “modernità”. Di quando questa “modernità” non c'era, o era semplicemente altro. Di quando sono arrivate le automobili, la corrente in casa, l’acqua dal rubinetto, la tecnologia, il benessere. Di quando tutto questo non è piovuto dal cielo, ma ci è stato consegnato da mani sudice, stanche, screpolate. È per quelle mani che dobbiamo essere orgogliosi e tenere viva la mente dei ricordi. “Di quando”, è il racconto brillante di storie vere, storie di miti che non torneranno più.

DI QUANDO. Storie di personaggi e fatti non puramente casuali, di Senio Nucciotti, regia di Manfredi Rutelli, con Gianmarco Nucciotti

Obblighi di trasparenza

Pubblichiamo come richiesto per legge

Fondo Coccheri di Montalcino

Affidato dal Comune di Montalcino alla Compagnia Teatrale LST-Teatro, l'incarico di valorizzare il preziosissimo Fondo Coccheri, presente presso la Biblioteca Comunale di Montalcino, mediante la  digitalizzare delle 1648 diapositive e delle 38 videocassette riguardante la storia del Festival Internazionale dell'Attore di Montalcino, trasferendole dal supporto betamax a DVD e da inserire su uno specifico sito web al Festival dedicato. Oltre alla digitalizzazione del ricco repertorio storico, LST Teatro produrrà un documentario sulla nascita del Festival, in collaborazione con lo scrittore Alessandro Schwed.